domenica 30 marzo 2008

"Attenti Reggio non è immune alla ndrangheta"




“Attenti Reggio e l’Emilia sanno resistere alla ndrangheta, ma non sono immuni per definizione, non sopravvalutiamo la capacità di resistere”. Così, Rita Borsellino, presidente onorario dell’associazione antimafia Libera e sorella del giudice Paolo assassinato dalla mafia nel 1992 mette in guardia la società reggiana dal costante pericolo rappresentato dalle infiltrazione malavitosa. La Borsellino, è interventa al Fuori Orario come capolista indipendente al Senato per la Sinistra Arcobaleno commentando anche le recenti indagini a Reggio sull’omicidio del figlio del boss crotonese Megna.
Rita Borsellino, recentemente lo studioso antimafia Enzo Ciconte ha esaltato la capacità di “resistenza” dei reggiani alla ndrangheta. Siamo veramente così immuni ?
“Io non credo ai luoghi immuni. Credo che ci possano essere grandi resistenze da parte di popolazioni che non hanno mai subito questo forte tipo di oppressione e quindi non sono mai state costrette a fare i conti con la paura, perché è normale che si abbia paura in questi casi”
Reggio non dorme sonni tranquilli ?
“Penso che Reggio abbia questa capacità di resistere ma bisogna stare sempre in allerta per evitare di trovarsi un giorno con un problema molto grosso da affrontare. Il problema c’è . Come c’è sicuramente questa capacità di resistere ma forse non bisogna sopravvalutarla perché non è assoluta. il rischio c’è. Bisogna stare molto attenti”.
C’è il tema del riciclaggio di denaro sporco in attività lecite ed il rischio che qualcuno veda questo fenomeno come tutto sommato “accettabile”
“Bisogna rendersi conto che il riciclaggio di denaro sporco droga l’economia ed il libero mercato perché è denaro che fa concorrenza sleale”
In che modo la ndrangheta potrebbe “contaminare” la nostra società ?
“Prendiamo l’esempio delle “ndrine” calabresi sull’economia romagnola. Se da principio ci provano con i loro stessi concittadini perché trovano terreno facile, se acquistano potere ed il potere lo acquistano con il consenso forzato della popolazione, mettendo paura e con una crescente capacità intimidatoria, nulla toglie che anche qualche elemento più debole della società locale possa cedere. E da li aumenta la loro forza. Siamo noi con le nostre risposte che che diamo forza o indeboliamo il potere dei mafiosi”


Matteo Incerti (Il Resto del Carlino - Reggio 30/3/2008)


domenica 2 marzo 2008

Dietro agli inceneritori un business fatto di consulenze ?



L’EMERGENZA RIFIUTI. Forse di vera emergenza non si tratta, ma fatto sta che i sacchetti maleodoranti per le strade di Napoli ci sono e una soluzione va trovata. Per molti gli inceneritori sono il rimedio ideale, per altri un danno anche peggiore. Contro la loro realizzazione gli abitanti scendono in piazza mentre l’Ordine dei medici dell’Emilia Romagna e quello francese chiedono una moratoria. Si parla di alternative con un minore impatto ambientale e sanitario e, oltretutto, meno costose. Alternative spesso censurate, come ricorda anche Marco Travaglio nel libro «La scomparsa dei fatti». Chi ha ragione?
Per rispondere ci si appella alle competenze tecniche di superesperti. Vengono chiamati in causa docenti universitari e politici, si organizzano studi e convegni, il tutto regolarmente finanziato in base alle normative vigenti. Sulle competenze e la serietà di questi professionisti...
nessuno ha dubbi, anche se vedere che tra gli sponsor dei corsi e dei convegni, che dovrebbero fare chiarezza ed essere neutrali e obiettivi, ci sono multinazionali che costruiscono inceneritori, suscita qualche perplessità. Tra le università italiane, il Politecnico di Milano è tra le più attraenti per chi intende occuparsi di combustione di rifiuti. Tra i suoi partner ufficiali del settore Poliplacement, la Fooster&Wheeler Italia (branca italiana di una multinazionale americana che costruisce inceneritori) e la multinazionale francese Veolia Environnement che costruisce anch’essa inceneritori e discariche. Per preparare al meglio gli esperti d’incenerimento vengono organizzati corsi universitari, come quello dei docenti Consonni e Giugliano nel 2005 per la sede di Piacenza del Politecnico di Milano con il sostegno di diverse ex municipalizzate come l’allora Ampsa, Tidone Energia del Gruppo Asm Brescia, Tesa Piacenza (oggi in Enia Spa). Tra i docenti l’ex ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, dirigenti di Hera, Pirelli e Federambiente. Il polo scientifico di Rimini dell’università di Bologna, tra i suoi sponsor ufficiali, vede anche il gruppo Hera Spa che da Modena fino alla Romagna gestisce ben sette impianti d’incenerimento di rifiuti solidi urbani, per i quali ha chiesto anche l’ampliamento. Fino al 2007 il presidente dell’Istituto di economia delle fonti di energia (IEFE) dell’università Bocconi, è stato l’ingegner Renzo Capra, a capo di Asm Brescia. Da annotare anche il corso universitario per diventare «Tecnico superiore per il monitoraggio e la gestione dell’ambiente», realizzato anche grazie a Asm Brescia Spa.
IDEE CONFUSE: SIAMO PRO O CONTRO?L’iniziativa Nimby Forum (acronimo di Not In My Back Yard, cioè "Non nel mio cortile”), promossa da enti, istituzioni ed imprese ha invece l’intento di promuovere la costruzione d’impianti di smaltimento e infrastrutture “pesanti” spesso oggetto di contestazioni da parte delle popolazioni. Il direttore del comitato scientifico è stato in passato Andrea Gilardoni, già presidente dell’Amsa Milano e poi di Waste Italia, ramo italiano della multinazionale che costruisce, tra l’altro, inceneritori. Nell’attuale comitato scientifico di Nimby Forum troviamo anche Franco Battaglia, docente di chimica all’università di Modena e Reggio, vice presidente dell’associazione Galileo 2001 (il cui presidente onorario è Umberto Veronesi). Battaglia è noto per le sue teorie controcorrente quali l’«inesistenza di ogni inquinamento da elettrosmog » e ha definito una «bufala» i cambiamenti climatici. Recentemente ha anche dichiarato che «non conviene differenziare i rifiuti, meglio bruciarli». Tra i partner di Nimby Forum figurano aziende del settore e multiutilities: da Actelios/Gruppo Falck a AEM Milano, da Amsa Milano a Amiu Genova E ancora, tra le altre, Waste Italia, Autostrade, Edison, Enel, Endesa, Gruppo Impregilo, Stretto di Messina, TAV/Ferrovie dello Stato, Terna. Del gruppo fanno parte anche gli Amici della Terra, che se all’estero contrastano gli inceneritori in Italia li difendono a spada tratta. Misteri…
IL MONDO DELLA SANITA’ …In tema di impatto ambientale e sanitario degli inceneritori troviamo spesso impegnati Giuseppe Viviano e Loredana Musmeci dell’Istituto Superiore della Sanità. Le loro pubblicazioni più importanti in questo settore si possono trovare sul portale del Comitato Termotecnico Italiano (www.cti2000.it). Il dottor Viviano viene chiamato spesso come esperto da parte di comuni che vogliono realizzare inceneritori, come ad esempio Parma. Insieme alla dottoressa Musmeci, ai docenti Aurelio Misiti e Renato Gavasci, fanno parte del comitato scientifico di Nuova Gea, la rivista di Federambiente. Presidente dell’associazione, che riunisce le multiutility e aziende collegate, è Daniele Fortini che è anche il copresidente della Confederazione europea dei gestori d’impianti d’incenerimento, il CEWEP In tema di sanità è interessante il caso di Brescia, dove è in funzione il più grande inceneritore d’Europa, da 800 mila tonnellate di rifiuti, dell’Asm Brescia. Presso l’Asl locale è attivo da anni un registro tumori. Dal dicembre del 2004 il presidente dell’Asm è stato chiamato a far parte del Comitato Tecnico-Scientifico dello stesso registro. E la stessa Asm ha finanziato nel maggio 2006, con due borse di studio da 15 mila euro ciascuna, l’attività del registro. In Romagna invece Hera risulta tra i finanziatori di diverse attività dell’Istituto oncologico romagnolo (Ior). Lo stesso, in collaborazione con Hera, ha promosso una campagna di prevenzione per i dipendenti della multiutility. Il professor Dino Amadori, che fa parte del comitato scientifico dello Ior, lo scorso autunno ha difeso il ministro Pierluigi Bersani nella polemica scatenata dall’ordine dei medici dell’Emilia Romagna che chiedeva una moratoria sulla costruzione di nuovi inceneritori nella regione.
… E QUELLO DELLA POLITICAAlleanza Nazionale, i Ds, oggi confluiti nel Pd, e FI sono la stessa cosa quando si parla di inceneritori e finanziamenti regolarmente registrati da parte di importanti aziende del settore. Per chi si occupa di combustione di rifiuti investire su questi partiti «è una questione di vicinanza ideale». Lo ha dichiarato con chiarezza a Report su Rai3, nell’autunno 2006, l’amministratore delegato di Waste Italia, Pietro Colucci, presidente anche di Assoambiente. Sempre riguardo alla politica trasversale, Paolo Togni, già a.d. di Waste Italia e poi capo di gabinetto del ministro all’Ambiente Altero Matteoli, è tra i soci della Fondazione Sorella Natura insieme all’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio e al candidato premier del Pd Walter Veltroni. Tra i soci benemeriti della Fondazione Sorella Natura anche Ermete Realacci, vice presidente del Kyoto Club, l’organizzazione che punta a promuovere politiche tese a ridurre i gas-serra e ha, come soci, ex municipalizzate come Asm Brescia ed aziende del settore energetico come Eni, Enel, Edison, Pirelli.

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Matteo Incerti (pubblicato su rivista Valori marzo 2008)

Chi finanzia la Fondazione Veronesi ?


LA FONDAZIONE VERONESI, creata dall’omonimo professor Umberto, vive grazie al contributo di grandi aziende, nazionali e multinazionali impegnate nei più svariati settori: dal petrolio alla costruzione di inceneritori, dalla distribuzione di acque minerali in bottiglie di plastica alla telefonia mobile, fino ai colossi dell’energia e dell’acqua. Scorrendo tra i tantissimi partner della Fondazione, troviamo acciaierie (la Acciai Brianza e la Co.met Acciai), compagnie telefoniche (Telecom e 3), colossi industriali dell’acqua minerale in bottiglia (Ferrarelle e San Pellegrino), l’Enel, che – oltre a gestire centrali a carbone e ad olio combustibile - sta investendo all’estero sull’energia nucleare. Tra i partner anche Pirelli, Eni e Mondadori Ancora, la società Autostrada Ligure Toscana e Veolia, multinazionale francese che costruisce discariche e inceneritori. Essa detiene anche il 49% della Tecnoborgo di Piacenza, che gestisce il termovalorizzatore della città, e il 60% della Energonut, che controlla l’analogo impianto di Pozzilli (oltre ad essere in gara per completare quello di Acerra). Il gruppo Veolia è anche la più grande multinazionale dell’acqua del mondo, con un giro d’affari che nel 1999 era pari a 50 miliardi di dollari.

Matteo Incerti (rivista VALORI numero marzo 2008)

martedì 26 febbraio 2008

Le urla nel silenzio della Napoli che vuole riciclare tutti i suoi rifiuti


Napoli, sabato23 febbraio 2008 Piazza Dante . Una Napoli che vuole riscattarsi e riciclare tutti i suoi rifiuti c’è. Lo hanno gridato giosamente con canti, balli, scherzi tutta la giornata oltre 20.000 persone. Tra stand per promuovere la raccolta differenziata porta a porta a Napoli dove sono state raccolte oltre 10.000 adesioni in un giorno solo, bidoni della raccolta differenziata su tutto il perimetro della seconda piazza più grande di Napoli dove chi è accorso alla “Giornata del Rifiuto” ha educatamente differenziato i propri scarti, kit per spiegare alla gente i vantaggi di bere acqua del rubinetto, utilizzare detersivi alla spina, borsine multiuso ed uscire dall’emergenza senza inceneritori e mega discariche. Il tutto organizzato, in pieno autofinanziamento, e con soli 7.000 euro, da centinaia di giovani di Napoli e non solo uniti dalla “Rete”. Una Napoli che l’Italia che legge e guarda le grandi televisioni non ha visto né letto. Non esiste. E’ stata censurata totalmente come nel peggior regime dittatoriale.
Non si deve sapere che c’è una Napoli che è scesa in piazza per gridare al mondo che ha capito che l’emergenza rifiuti è stata creata ad arte per promuovere in maniera stupendamente “bipartisan” la costruzione d’inceneritori in tutta Italia. Che vuole gridare al mondo che sa come stanno le cose e sa come uscirne con semplicità ed in armonia con la natura.
L’urlo gioioso di questa Napoli è diventato un “urlo nel silenzio”.
Avete letto qualcosa sul fascicolo nazionale di “Repubblica” o altri grandi quotidiani domenica? Un piccolo “bollino” solo sul Corriere della Sera, sulle dichiarazioni di Grillo più di taglio politico e poco più….un taglio basso di stampo politico sulla “Stampa”, come il servizio della Rai. Il Giornale di Paolo Berlusconi (già proprietario della ex discarica di rifiuti di Cerro Maggiore che per non finire in galera ha patteggiato un risarcimento di 52 milioni di euro (clicca qui) ha parlato di un flop….sarebbero state presenti solo 3.000 persone.. Sarà le edizioni locali di Napoli di Mattino, Corriere, Repubblica che giocoforza dell’evento hanno parlato facendo tra l’altro cronache serie e fedeli, hanno parlato di oltre 20.000 presenze in piazza per un evento che oltre a tantissimi gruppi locali e docenti universitari partenopei ha visto la partecipazione di Edoardo Bennato, Francesco Baccini, Franca Rame, Padre Alex Zanotelli, Maurizio Pallante, l’oncologa Patrizia Gentilini, il tossicologo professor Marfella ….
Solo Sky Tg24 ed Ecotv (clicca qui) la tv online e satellitare che ha trasmesso l’evento hanno “capito” (ci prendiamo in giro ed usiamo questo termine?) la notizia... Quello accorso in piazza Dante era un mondo di tanti giovani senza bandiere i cui slogan erano “ricomincio da tre: riduco, riuso, riciclo”, “differenziamoci”, “riduciamo i rifiuti”. Un mondo di gente che si informa direttamente su internet e non crede alle sparate di Umberto Veronesi neo candidato del PD sugli inceneritori “a zero emissioni”. Non ci crede perché sa che la Fondazione del celebre professore è finanziata da Veolia la grande multinazionale francese che costruisce… inceneritori. Quella piazza di giovani ha fatto diventare tanti slogan realtà, riciclando (persino le “cicche” di sigarette) e ripulendo tutto dalle 10 di mattina fino alle due di notte.
Era quel mondo pulito, positivo e variopinto la notizia più bella che nessun grande giornale italiano ha dato.
Già, perchè queste persone ufficialmente vengono definite “antipolitica”, alla stregua di chi, dopo l’unità d’Italia definiva i napoletani ancora fedeli ai Borboni…”briganti”.
In un paese normale quelle migliaia di giovani di Napoli sarebbero stati portati in palmo di mano come esempio civile da seguire per tutta la Campania e l’Italia. In quest’Italia dove esiste una falsa democrazia, questi giovani sono stati fatti semplicemente “scomparire”. Tutto questo è successo a Napoli, dove erano accreditati 150 giornalisti, in gran parte stranieri Bbc e Cnn incluse che hanno documentato -loro sì- al mondo la storia dell’altra Napoli. Quella che più di tutte ha subito quest’emergenza e che più di tutte combatte contro potentissime lobby industriali e politiche, e pure contro la malavita organizzata.
Per quello che è successo il giorno dopo sulla “grande” stampa valgono per tutti le parole che David Willey corrispondente dall’Italia per la BBC mi ha rilasciato a caldo aprendo i giornali la domenica mattina: “E’ una cosa scandalosa, nessun giornale nazionale italiano ha parlato di quanto è accaduto a Napoli, del grande messaggio di migliaia di giovani, giovani intelligenti, che sono informati e che si sentono totalmente spaesati in questa situazione. Aprire i giornali il giorno seguente e non trovare notizie è imbarazzante, ma è chiaro che in Italia manca una stampa libera e indipendente”.
Non si scandalizzi nessun benpensante se il prossimo V-Day che il comico Beppe Grillo ha lanciato per il 25 aprile riguarderà proprio il mondo dell’ informazione....
Matteo Incerti (ReggioNelWeb.it n. 258 del 26/02/2008 )

Mio intervento sul palco al Giorno del Rifiuto di Napoli

sabato 23 febbraio 2008

Napoli, Il Giorno del Rifiuto



Intervento al 'Giorno del Rifiuto', Piazza Dante - Napoli 23 febbraio 2008

martedì 22 gennaio 2008

“Gli inceneritori sono fabbriche di veleni evitabili”


L’oncologa dottoressa Patrizia Gentilini (Isde-Medici per l’Ambiente) che insieme al professor Federico Valerio dell’Istituto Tumori di Genova ha partecipato ad un convegno organizzato dai Comitati Salute e Ambiente, parla degli effetti sulla salute umana degli inceneritori di rifiuti e delle alternative possibili fino a Rifiuti Zero come in California.

In queste settimane abbiamo sentito politici, opinionisti affermare che gli inceneritori, o termovalorizzatori come li chiamano con una parola inventata tutta italiana, farebbero adirittura “bene alla salute”. E’ così?

“Assolutamente no. Gli inceneritori sono delle fabbriche di veleni inutili dei quali possiamo fare assolutamente a meno. Porre il problema dei rifiuti come scelta tra inceneritore e discarica è come costruire una casa cominciando dal tetto”

Perché ?

“La politica dei rifiuti prevede inanzittutto la riduzione, il riciclo ed il riuso. Il cosiddetto recupero energetico per l’Unione Europea non è la combustione di rifiuti indifferenziati . Il recupero energetico si può ottenere anche con trattamenti meccanico biologici senza combustione.
Inoltre come ho visto io di persona in un centro riciclo del trevigiano, dalla parte non riciclabile dei rifiuti rimasta dopo le raccolte porta a porta con processi di estrusione e senza bruciare si possono ottenere materiali utili e riutilizzabili in edilizia”

Lei quindi crede nella proposta Rifiuti Zero già adottata da grandi realtà degli Stati Uniti come San Francisco in California
(http://www.sfenvironment.org/our_programs/overview.html?ssi=3 ) o la stessa Fresno

(http://www.fresno.gov/Government/DepartmentDirectory/PublicUtilities/SolidWaste/Recycling/Zero+Waste.htm ) nella industrialissima Silicon Valley ?


“Assolutamente sì. Se vogliamo uscire da questa finta emergenza, dobbiamo metterci in testa che i rifiuti non sono un problema ma sono una risorsa, una ricchezza sono materiali da non sprecare o distruggere. Solo ripensando bene l’ultima parte di questa catena malata possiamo pensare di uscire da questa problema nel quale siamo immersi”.

Ma torniamo sul piano degli effetti della salute. L’Ordine dei Medici dell’Emilia Romagna ha presentato un esposto ed un appello affinché in Regione non vengano più realizzati inceneritori facendo andare su tutte le furie il ministro Bersani. Centinaia di medici hanno firmato appelli sia in Romagna e recentemente anche a Piacenza.

“Abbiamo fatto solo il nostro dovere applicando, di fronte a centinaia di studi che dimostrano la correlazione tra inceneritori e malattie, il principio di precauzione. In queste settimane invece ho sentito da parte di politici ed opinionisti affermare cose senza alcun fondamento scientifico. Con politici e giornalisti tv che facevano i medici senza averne i titoli…Vorrei ricordare che proprio qualche giorno fa anche il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Medici di Francia ha chiesto una moratoria sugli inceneritori. In più vorrei aggiungere un'altra cosa legata proprio al nostro territorio”


Prego

“Viviamo nella Pianura Padana siamo una delle aree più inquinate del pianeta. Abbiamo una riduzione della speranza di vita alla nascita causata dalle polveri sottili Pm 2.5 . Una riduzione che secondo i dati dell’Unione Europea come minimo di due anni e mezzo con un danno che è tanto maggiore per le donne. Non possiamo permetterci di aggiungere altri veleni dobbiamo ridurre il carico inquinante”

Ma da parte di politici e conduttori di trasmissioni tv ed opionionisti è stato affermato che non esistono studi che provano la correlazione tra inceneritori e malattie.

“Non è vero. Porto un esempio. Un recente studio fatto a Coriano, ha mostrato un aumento del rischio di morte nelle donne che hanno riseduto almeno 5 anni nel raggio di 3 chilometri e mezzo dagli inceneritori di quella zona con un rischio anche di morte per alcuni tumori fino al 54%. Di studi così nel mondo ce ne sono moltissimi e vorrei ricordare una frase del oncologo professor Lorenzo Tomatis (http://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Tomatis ), già presidente dell Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro di Lione-Iarc e scomparso lo scorso settembre che da sempre denunciò i rischi dell’incenerimento proponendo alternative”

Cosa disse ?

“Il 25 novembre 2005 all’inizio dell’audizione in Comune a Forlì dichiarò: “le generazioni a venire non ci perdoneranno il danno che noi stiamo loro facendo”

Ma c’è chi afferma che gli inceneritori inquinano meno del traffico automobilistico.

“Altro modo sbagliato ed assurdo sul piano sanitario di affrontare il problema. La questione dell’inquinamento dei rifiuti si compara tra sistemi di smaltimento dei rifiuti quindi inceneritori contro raccolte differenziate porta a porta e trattamento meccanico biologico o altri sistemi e si deve scegliere il meno inquinante per la salute umana. Il traffico automobilistico va comparato con diversi modelli di mobilità e così via”

Se potesse lanciare un appello alla nostra società cosa direbbe sul tema ?

“Io ho lavorato per trent’anni in un reparto di oncologia. Dobbiamo capire tutti che queste malattie terribili, malattie degenerative, oncologiche, neurodegenerative vengono per l’esposizione sempre più massiccia della popolazione degli inquinanti ambientali e dei veleni degli inceneritori possiamo farne assolutamente a meno esistendo le alternative (http://www.youtube.com/watch?v=o8De1Qt_wGU ) con riduzione, raccolta differenziata porta a porta, riciclo, compostaggio e trattamento meccanico biologico”


Matteo Incerti (Reggio nel Web 22 gennaio 2008)

martedì 15 gennaio 2008

Muoversi in città: la bici sfida l’auto e... vince!






REGGIO EMILIA - L’utilizzo della bicicletta vince su quello dell’auto sotto tutti in punti di vista. A dimostrarlo una vera e propria “corsa” in città tra pedale e quattro ruote a motore. La “sfida” si è svolta dalla periferia cittadina al centro storico. Il risultato? Nelle ore di punta, nel raggio di 4-5 chilometri, dove la maggioranza della gente si muove nel percorso casa-lavoro in automobile, la bicicletta si dimostra il mezzo di trasposto migliore per velocità, convenienza economica, inquinamento evitato e …perché no, pure calorie bruciate.
L’abbiamo provato di persona, compiendo 5 percorsi diversi, proprio in occasione delle ore di punta. Sia in auto che in bicicletta. E il risultato per tutti è il medesimo: vince la bicicletta.
Guardiamo di seguito nel dettaglio i singoli percorsi.
Da Rivalta a Piazzale Fiume (5,6 chilometri): Dal punto di vista temporale la sfida è terminata pari tra auto e bici: diciassette minuti per entrambi. L’automobile è partita alle 8:17 dalla rotonda di Rivalta ed è arrivata alle 8:34 in Piazzale Fiume di fronte al Campo Tocci tra semafori rossi, ingorghi e colonne, ma anche qualche accelerata in zone più libere dal traffico. In totale l’auto ha percorso 5 chilometri e seicento metri. La bici ha percorso il tragitto nello stesso tempo ma attraverso un numero maggiore di chilometri avendo utilizzato la pista ciclo-pedonale del Crostolo. Un tuffo nella natura (ed in discesa il che non guasta mai,) ma che ha allungato il percorso di due chilometri.
Da Pieve Modolena a Piazza del Monte (3.6 chilometri circa). Da Pieve in via Fratelli Cervi fino a Piazza del Monte la bicicletta ha stravinto. Approfittando della pista ciclabile che costeggia tutta la via Emilia e del fatto di poter attraversare il centro senza problemi il tragitto è stato percorso in 9 minuti e mezzo. Per l’automobile invece nell’ora di punta delle 12:30 è stato un vero e proprio calvario. Sedici minuti per arrivare al parcheggio di piazza Vallisneri più altri tre a piedi dopo il parcheggio per giungere nel cuore di Reggio con arrivo alle 12:49. Totale 19 minuti. Unico svantaggio per la bici, qualche insopportabile “sbuffata” di gas di scarico di autocarri diesel. Anche se va detto che diverse ricerche indicano che l’aria che si respira in auto, trattandosi di particelle sottili, è la stessa che si respira fuori.
Da Rosta Nuova a Piazza del Monte (2.1 chilometri) L’automobile ha decisamente perso la sfida in questo percorso cittadino. Dalla rotonda in fondo a via Manara fino a Piazza del Monte, partendo alle 8:10 di mattina, l’auto ha impiegato un quarto d’ora, di cui dodici minuti sul mezzo e tre per il percorso dal parcheggio alla piazza. La bici, approfittando anche di diversi semafori verdi, è riuscita a “volare” arrivando al traguardo in sei minuti e mezzo.
Da San Lazzaro a Piazza del Monte (3.3 chilometri circa) – Anche qui niente da fare per le quattro ruote. Partendo di fronte ai padiglioni dell’Ausl al San Lazzaro sulla via Emilia, l’auto è giunta a destinazione tra colonne ed ingorghi vari solo alle 13:02. In sella alla bicicletta campo libero tramite la pista ciclabile che accosta questa parte della via Emilia e poi in centro storico. Il percorso è stato compiuto in nove minuti e mezzo.
Da Belvedere a Porta Castello (2 km)- Velocità da lumaca per l’automobile su questo percorso che parte da via Martiri della Bettola alle 8:20 e arriva a Porta Castello 7 minuti più tardi. La bicicletta, approfittando anche del dislivello tutto in discesa e della ciclabile lungo viale Umberto, è invece arrivata a destinazione in poco meno di 5 minuti.

Matteo Incerti
( Resto del Carlino 15 gennaio 2008 - Reggio nel Web 15 gennaio 2008)